Il tempo

di Alan Righetti

Il tempo, una parola, immense visioni. Dopo aver partecipato all'interessante congresso 2019 organizzato da HRTicino, relativamente alla tematica del "tempo", mi sono fermato ed ho analizzato personalmente questo concetto significante della nostra esistenza. A parer mio, forse il più importante in assoluto.
 
Partendo dalla parola latina Tempus, le declinazioni ad essa ricondotte sono già molteplici: momento, istante, stagione, vicende della vita, scorrere del tempo, difficoltà, opportunità e momento propizio. Un mondo di significati che, in un modo o nell'altro, trovano convergenza nell'importanza che noi stessi diamo a questo elemento. Ma che cos'è realmente il tempo? Quanto è davvero importante per noi stessi? Una risposta oggettiva è impossibile da fornire, troppi elementi personali, vissuti, esperienze, culture, ecc. influenzano questa nostra percezione e valorizzazione del tempo. In ogni caso, proverò a darvene una (la mia personale visione) maturata sul mio pensiero, sull'ascolto altrui e sulle ricerche condotte.
 
Già dall'antica Grecia l'essere umano si interroga su questo aspetto, se esiste oppure è un costrutto creato dalla società. In ogni modo, ad oggi, il tempo è la dimensione in cui si misura il trascorrere degli eventi, la distinzione fra passato, presente e futuro, ma, soprattutto, un condizionamento della vita umana in 24 ore giornaliere. 
 
Zenone sfidava la nozione del tempo. Un paradosso celebre è quello di Achille e la tartaruga secondo il quale l’eroe greco non raggiungerebbe mai una tartaruga.
 
Parmenide, invece, aveva cercato di dare un senso al tempo seppur in modo indeterminato affermando che il concetto di eternità esisteva, ma non il concetto di tempo poiché appartenente alla doxa.
 
Per Aristotele il tempo è sia la misura del movimento secondo il “prima” e il “poi” sia il “senso del divenire secondo il prima e il poi”, affermando che lo spazio è necessario per definire il tempo.
 
In ogni modo, come già citato in precedenza, la percezione del tempo è soggettiva e costruita ad hoc sulla nostra personale natura d'essere. Pensate, ad esempio, a quando vi trovavate a scuola e, invece, quando uscivate a giocare con gli amici: a scuola sembrava che il tempo non passava mai, mentre, quando ci si divertiva era l'esatto opposto. Si denota immediatamente una concezione psicologica diversa del tempo, addirittura nella stessa soggettività della persona. Elemento questo che ci permette di avallare l'arbitrarietà del tempo, in quanto soggetto alle sensazioni e percezioni di ciascun individuo (in maniera del tutto personale).
 
Non meno importante dell'excursus filosofico sulla tematica, è il reale adattamento del tempo nella vita del soggetto: privata vs professionale, anche definito "work-life balance". Essendo però il tempo allocato in varie sfaccettature della vita privata, come di quella professionale, il concetto di work-live balance è stato ulteriormente arricchito dagli autori Ulich & Wiese (2011), creando la nuova visione chiamata "life domain balance". Questo nuovo modello intende ponderare ogni singolo dominio di vita per l'allocazione ottimale del tempo, in funzione dell'ottenimento di una migliore qualità dell'esistenza.
 
Di questi fanno parte l'attività lucrativa, il lavoro domestico e gli impegni a titolo onorario, ma anche il rapporto con i propri figli, il rapporto con il proprio partner, il rapporto con la famiglia di origine, gli hobby, lo sport e la salute. Questi aspetti possono essere vissuti sia in maniera positiva che negativa. Sono in concorrenza gli uni con gli altri per accaparrarsi il tempo e l'energia di una persona, possono però completarsi a vicenda.
 
Sempre secondo Ulich & Wiese (2011) "le imprese dovrebbero supportare i propri collaboratori nel trovare il proprio "balance" al fine di mantenere a lungo termine o incrementare la propria salute e la propria capacità di rendimento. Ciò può essere raggiunto ad esempio con orari e luoghi di lavoro flessibili, un'opportuna organizzazione delle mansioni professionali e dei posti di lavoro nonché una organizzazione delle pause che incentivi il riposo e altre misure volte alla promozione della salute all'interno dell'azienda." Da qui la sempre maggior attenzione delle organizzazioni allo sviluppo ed incentivo di nuove forme lavorative come, ad esempio, l'home office, lo smart working, i team virtuali,  ecc. (…tanto più con l’emergenza sanitaria attuale).
 
A conclusione di questa mia breve riflessione sul tempo, porto la visione dell'ex presidente uruguaiano José Mujica, a capo dell'Uruguay dal 2010 al 2015. Una visione “forte” che condivido e che potrebbe stimolare un'auto-riflessione critica in ognuno di noi:
 
La fase del capitalismo in quale viviamo, ha portato al progresso. Ma allo stesso tempo di ha "rovinato" la vita. Ci ha rubato il tempo e ci ha trasformati in merce di scambio. Abbiamo inventato una società consumistica, e conseguentemente una montagna di beni e servizi. Compriamo e buttiamo, compriamo e buttiamo.
 
Ma quello che stiamo sperperando è il tempo di vita. Perché quando compro un bene o servizio, non lo pago con i soldi, ma bensì con il tempo di vita che ho speso per guadagnare quei soldi. Con l'unica differenza: che la vita non puoi comprarla!

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